mercoledì 26 ottobre 2011

Esercizio 3 - Pasticcio

In questo articolo abbiamo parlato in generale di quella che è la "norma" per quanto riguarda la gestione del punto di vista e abbiamo visto che è possibile, in teoria, pasticciare con qualcosa di nuovo. Dato che la pratica vale più della grammatica, questo è l'esercizio che vi propongo oggi:

cercate di ideare delle situazioni per cui sarebbe possibile utilizzare persone diverse dalla prima e dalla terza singolare e tempi e modi diversi dal presente e dal passato remoto indicativo. No, non sono impazzita. So bene di aver scritto che non bisogna usare un punto di vista estroso tanto per fare; appunto per questo vi assegno questo compito: testerete con mano l'effetto delle scelte stilistiche che farete. Finché vi dico che una cosa "è difficile" e "va pensata bene" rimangono solo parole; passiamo ai fatti! 

Non avete limitazione di genere né di lunghezza. Potete anche rivisitare gli esempi che vi ho proposto nell'articolo che vi ho linkato sopra (imperativo, futuro e seconda persona plurale). Sbizzarritevi.




Questa immagine non c'entra niente con l'esercizio
ma è deliziosa!


Punto di vista: ordine e disordine


Una delle prime cose che bisogna fare, quando si comincia la stesura di un racconto, è scegliere il punto di vista. 

La stragrande maggioranza delle storie che leggiamo - praticamente tutte, a conti fatti - è scritta o in prima o in terza persona singolare. La prima persona è quella che dà la sensazione di trovarsi 'dentro' la mente del narratore, è la storia dove il narratore ti racconta cosa ha visto e cosa ha fatto e cosa gli è successo; la terza persona, invece, è quando il narratore non è presente in qualità di personaggio, ma ti racconta cosa succede ad altre persone.

Scegliere di usare la prima o la terza persona non è una scelta di natura grammaticale e non esiste un giusto o uno sbagliato; si tratta di strategia narrativa. L'importante è essere consapevoli dell'effetto che si produce in chi legge.

Si può scrivere in persone che non siano la prima o la terza singolari? Beh, nessuno lo vieta. Qual è il problema di affrontare un esperimento del genere? Che bisogna aver ben chiaro dove si vuole andare a parare scrivendo  in seconda persona singolare o in terza persona plurale. Il lettore è abituato a leggere in prima o in terza persona singolari; un testo che tradisce queste aspettative è un testo straniante. C'è il rischio che il lettore non vada al di là della superficie e che invece di chiedersi "ma chi ha ucciso Jenny?" o "Tom e Mary finiranno insieme?" si chieda piuttosto "ma perché diavolo questo tizio scrive in prima persona plurale?". 

Ora, vale il discorso che ho fatto prima: bisogna essere consapevoli dell'effetto che si produce in chi legge. Proviamo a pensare, ad esempio, a un racconto scritto in prima persona plurale? Che tipo di racconto potrebbe essere?
La Squadra è la Legge. Tommaso questo non riesce a capirlo. Decidiamo allora di aspettarlo fuori dal locale dove lavora. Quando esce dalla porta sul retro e ci vede impallidisce. Ha chiaramente la coscienza sporca.
"Tommaso Lardelli, verrai giudicato per i tuoi Peccati," gli diciamo e lui si mette a gridare, dice che abbiamo oltrepassato il limite, che non è più divertente, e che si è tirato fuori dalle nostre stronzate. Indietreggia e noi avanziamo.
 La prima persona plurale dà un senso di comunità, di gruppo compatto. Immaginatevi una storia dal punto di vista di un gruppo neo-fascista o neo-nazista (L'Onda, di Tod Strasser), questo senso di unità schiacciante, opprimente, totale: la prima persona plurale può rendere in maniera efficace questa perdita dell'individualità per passare all'idea di collettività. Nota bene: il fatto che la scelta sia consapevole e che sia intellettualmente motivata non significa necessariamente che sia una buona idea. Bisogna valutare bene i pro e i contro: una prima persona plurale che vantaggi offre alla narrazione? Come abbiamo visto, rende bene anche sul piano del significante (e non solo su quello del significato) l'idea di collettività; non c'è più l'individuo, c'è il gruppo, che si muove compatto come un'unica entità. È senz'altro suggestivo. Qual è il prezzo da pagare? Si tratta di una tecnica che posso portare avanti per cento e passa pagine senza disturbare il lettore?


L'Onda - Die Welle, film del 2008 di Dennis Gansel
tratto dall'omonimo romanzo

Abbiamo visto quindi che, per quanto riguarda le persone, la norma è scegliere tra una prima e una terza persona singolare. E per quanto riguarda i tempi e modi verbali per le proposizioni principali? Anche in questo caso c'è una norma: di solito la scelta è limitata al presente o al passato remoto dell'indicativo.

Si possono scegliere modi e tempi differenti? Vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per le persone: nessuno te lo vieta. Usare tempi e modi verbali "insoliti", però, comporta delle conseguenze, conseguenze di cui bisogna essere consapevoli. Giochiamo con gli effetti speciali. Proviamo a scrivere un brano all'imperativo e vediamo che succede.

Sali le scale. Ignora i bambini che tremano raggomitolati nell’angolo al primo pianerottolo. Scavalca la pozza di vomito e non appoggiarti alla ringhiera. Le tue chiavi aprono la metà delle porte in questo condominio; l’altra metà non ha la serratura. Apri quella con il numero 77. Non disturbarti a leggere l’oscenità scarabocchiata sotto il numero civico – non è nemmeno in inglese, e tu non sei mai stato una cima alle lezioni di spagnolo al liceo. Non ti ricordi nemmeno abbastanza dello spagnolo per dire se effettivamente il graffito sia in spagnolo. Ci abitano un sacco di Haitiani da queste parti; magari è francese.
Apri la porta ed entra. Respira solo con la bocca. Quel tizio deve essere morto da giorni, e queste stanze diventano piuttosto soffocanti in estate. Apri la finestra. Anzi, no, lascia perdere – probabilmente la finestra è bloccata, e non hai tutto questo tempo. Non sei certo venuto a fare le pulizie. Trattieni il respiro e cerca di non guardare cosa è successo alla pelle del tizio. Non cercare di immaginare quale fosse il suo aspetto prima che cominciasse a marcire. Non fa comunque nessuna differenza che tu lo abbia visto o no quando era vivo. Devi solo frugargli nelle tasche. Infilagli la mano in tasca, ficcacela dentro, fino in fondo, anche se l’interno della tasca è così sottile, anche se la pelle sotto la tasca è molle e tesa, come i rimasugli stantii della pappa d’avena in frigo, tremolante, compatta ma pronta a sfaldarsi se la spingessi troppo forte.
Tira fuori tutto dalle tasche, da tutte le tasche. Potrai lavarti dopo. Potrai farti tutte le docce che vuoi. Potrai strofinarti le mani fino a farle sanguinare finché non ti sentirai abbastanza pulito da riuscire a dormire stanotte.
Preso tutto? E allora esci subito di qui.
Questo esempio è stato liberamente tradotto dal manuale di Orson Scott Card Characters and Viewpoints. È senz'altro un punto di vista interessante. Durante il laboratorio uno dei partecipanti ha giustamente commentato: "Sembra che sia la voce del protagonista che dentro di sé scandisce l'ordine delle cose da fare." Verissimo. Possiamo vederla anche in un altro modo: se fosse un film, probabilmente questa sarebbe la voce fuori campo di un altro personaggio che sta spiegando al protagonista cosa deve fare; mentre la voce fuori campo racconta, scorrono le immagini del protagonista che esegue materialmente tutte queste cose. L'effetto finale è comunque molto martellante: i periodi sono necessariamente brevi, la punteggiatura è forte, il ritmo è serrato. È un gioco che possiamo portare avanti per tutto un romanzo o un racconto, o si tratta di un "effetto speciale" a breve respiro?
Proviamo a pasticciare con i tempi, adesso. Vi propongo un altro esempio, sempre liberamente tradotto dal manuale di Card:
Incontrerai uno sconosciuto alto e affascinante.
Oh? Lo trovi un patetico cliché? È troppo vago per te? Troppo anonimo? Allora vediamo se ti piace la versione dettagliata.
Incontrerai uno sconosciuto alto e affascinante, ma tu non lo degnerai di uno sguardo. Lui continuerà a seguirti. Tu ti chiederai se abbia in mente qualcosa di brutto, di aggredirti, magari, di violentarti e farti del male. Lui non ti darà nessun indizio a riguardo. Non che te lo direbbe comunque, ovviamente. Se vuoi che si allontani, dovrai dargli il piccolo borsello rosso. Ancora non hai quel borsello – ti verrà dato da qualcuno che pensavi fosse morto. O forse ti verrà dato da qualcuno che è morto sul serio. Se gli darai il borsello, lui se ne andrà. O almeno penso che se ne andrà. La visione non è chiara.
Le possibilità, come vedete, sono infinite. Il punto è che non si usa un punto di vista insolito "tanto per far colore". Le scelte di carattere stilistico che facciamo comportano necessariamente dei pro e dei contro, che devono essere attentamente valutati. Non è detto che una scelta ragionata, però, sia comunque una buona idea.



venerdì 21 ottobre 2011

Suspense e Sorpresa



Four men is sitting at a table playing poker. The scene is rather boring. Suddenly, after 15 minutes, we hear a big bang - it turnes out there was a bomb under the table. This is called surprise as it isn't what we expected would happen.
If we watch the same scene again with the important difference that we have seen the bomb being placed under the table and the timer set to 11 AM, and we can see a watch in the background, the same scene becomes very intense and almost unbearable - we are sitting there hoping the timer will fail, the game is interrupted or the hero leaves the table in time, before the blast. This is called suspense.

Quattro uomini se ne stanno seduti a un tavolo a giocare a poker. La scena è piuttosto noiosa. Improvvisamente, dopo 15 minuti, udiamo una forte esplosione - e viene fuori che c'era una bomba piazzata sotto il tavolo. Questa si chiama sorpresa dal momento che non è esattamente quello ci aspetteremmo succeda.
Se guardiamo di nuovo la stessa scena con la fonadmentale differenza che noi spettatori abbiamo visto la bomba che veniva piazzata sotto il tavolo e il timer che veniva impostato per le 11 AM, e che noi riusciamo a vedere il tavolo ripreso da sotto, la stessa scena diventa improvvisamente molto intensa al limite dell'intollerabile - ce ne stiamo seduti al cinema sperando che il timer si spenga, che il gioco si interrompa o che il protagonista lasci il tavolo in tempo, prima dell'esplosione. Questa è la suspense.

Parola di Alfred Hitchcock.

Esercizio 2 - Vedi anche tu quello che vedo io?

Un bell'esercizio sulla gestione del punto di vista tutto per voi.


Probabilmente tutti voi conoscete Nighthawks, il meraviglioso quadro di Edward Hopper del 1942. L'esercizio che vi  propongo oggi non è molto diverso da quello della settimana scorsa, dedicato alle descrizioni: questa immagine deve ispirarvi una breve scena descrittiva. Dovete scegliere però un punto di vista dal quale riprenderla. Avete a disposizione quattro personaggi (tre avventori e il barista), ma potete fingere anche che ci sia qualcuno, fuori dal Diner, che osserva la scena dalla vetrina - dopotutto noialtri osservatori cosa siamo, se non passanti che sbirciano nel bar? - o qualsiasi altra angolazione vi venga in mente.

Martedì 25 ottobre, dalle ore 15 alle ore 17, alla sede dello Spazio Giovani di Pavia (Via Paratici 23/25) si terrà un nuovo incontro di laboratorio, dedicato appunto alla gestione dei punti di vista. Se siete interessati, non perdetelo! Vi ricordo che la partecipazione è libera e gratuita!

mercoledì 19 ottobre 2011

Esercizio 1 - ’Tis some visitor entreating entrance at my chamber door

Vi propongo un esercizio sulle descrizioni.
Questo esercizio mi è stato ispirato dalla lettura del romanzo Folle viaggio nella notte dello scrittore tedesco Walter Moers. L'autore si è ispirato a delle xilografie di Paul Gustave Doré e attorno a esse ha creato una storia fantasy originale.

Osservate questa immagine:

È senza dubbio molto suggestiva. Provate a creare una scena descrittiva su di essa. Non sforzatevi di spremerne fuori un racconto compiuto, concentratevi sulla singola scena! Avete carta bianca sul genere, sulla lunghezza, sulla gestione del punto di vista. Se sapete da che testo è stata tratta questa illustrazione di Doré (se non lo sapete, ve lo dico io: Il corvo e altre poesie, di Edgar Allan Poe) potete ispirarvi a esso per dare un contesto alla vostra descrizioni.

Buon lavoro!

Antipasto di parole goffe e alla rinfusa


Benvenuti a tutti! Benvenuto a chi arriva qui dopo aver seguito il (o sentito parlare del) laboratorio di scrittura creativa Scritto Misto a Pavia, benvenuto a chi arriva qui perché interessato alle tecniche di scrittura e di narrazione e benvenuto a chi arriva qui perché si è perso e cercava tutt'altro (già che ci sei, fermati e da' un'occhiata in giro).

Cominciamo con il laboratorio, visto che effettivamente comincia davvero tutto da lì. Scritto Misto è un laboratorio che nasce dall'idea che si possa imparare a scrivere e che il talento possa essere educato. Questo bel sintagma è preso in prestito da Giulio Mozzi, nello specifico da (non) Un corso di scrittura e narrazione, edito da Terre di Mezzo (2009); da questo stesso titolo riprendo anche una similitudine che mi è piaciuta: il talento sta alla scrittura come la bontà d'animo sta alla cortesia. La cortesia è una tecnica, e come tale può essere insegnata; la bontà d'animo, invece, riguarda l'indole personale di ciascuno. Non si può insegnare ad avere talento, ma il talento può essere "educato" e si può insegnare la parte tecnica dello scrivere.

Lo scopo del laboratorio è quindi fornire ai partecipanti degli strumenti concreti e offrire loro la possibilità di metterli in pratica e di confrontarsi. Ovviamente l'educazione del talento non comincia con me e non comincia con questo laboratorio. Alla base di un buono scrittore c'è innanzi tutto un buon lettore, un lettore critico (incredibile ma vero, in Italia ci sono più scrittori che lettori!); un lettore critico non si limita a subire passivamente la lettura, non si limita a soddisfare la libido, il desiderio di emozione, ma si pone delle domande: perché questa cosa mi emoziona?, perché questa mi annoia?, com'è possibile che in questo caso mi sia sorpreso e in questo caso invece no? Oltre alla lettura critica, ovviamente, c'è lo studio delle tecniche narrative. La passione e il talento sono senz'altro fondamentali, ma sono come un diamante allo stato grezzo prima di venire raffinati dall'impegno e dallo studio. Sempre citando Giulio Mozzi, se io sono pieno di sentimenti da esprimere, ma sono anche analfabeta, non c'è molto da fare: dovrò trovare altri modi per esprimere tutti questi bei sentimenti, cantando, ballando, facendo le capriole, ma non scrivendo. Se voglio scrivere, devo studiare, e non solo la grammatica. Oltre alla lettura e allo studio, c'è l'esercizio. Senza esercizio, lo studio serve a ben poco: è come pretendere di diventare calciatori guardando i programmi di sport su Sky e senza toccare mai un pallone con i piedi, o di diventare un grande chef studiando libri di cucina e guardando la rubrica di Benedetta Parodi senza mai mettere piede in cucina.

Quindi, ricapitolando: leggere molto, studiare molto, esercitarsi molto (comincia a diventare una cantilena alla Fiera dell'Est, non pare anche a voi?) oltre a tutte queste cose, dicevo, occorre un ultimo tassello - almeno secondo me: il confronto. A meno che non si scriva un diario privato, o non si intrattenga un intimo carteggio con un'Unica Persona Speciale, non si scrive mai per Nessuno, si scrive sempre per Qualcuno. E questo Qualcuno è molto più importante di noi che scriviamo. Per questo il confronto è fondamentale: bisogna scrivere e farsi leggere, leggere e capire, capire e discutere. Non è necessario essere d'accordo, ovviamente. Non tutto ciò che deriva da un confronto è oro colato, ma anche essere in disaccordo può aiutare a "educare" il nostro talento. È in questo modo che riusciamo a decidere, a ragion veduta, qual è per noi il sentiero migliore da seguire.

Il laboratorio nasce da questa idea, e fin qui ci siamo. Il blog a che serve? Essenzialmente, a riordinare le idee. Di volta in volta, pubblicherò un breve riassunto di ciò che si è fatto durante l'incontro di laboratorio. Cercherò di aggiornare il più spesso possibile con esercizi, consigli di lettura, spigolature e cose varie. Siete tutti i benvenuti, voi che seguite il laboratorio a Pavia e voi che invece non sapete neanche dove sia, Pavia, e non potrebbe fregarvene di meno, ma vi piace tanto tanto tanto scrivere.